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CODICE UNIVOCO FATTURAZIONE
COMUNE: UF2DIO
UNIONE: UF3WWT
 
  ABITANTI 3.067 (al 31.12.2016)
 
 data ultimo aggiornamento al sito  14.10.2017

  

Il Comune 

Nonostante le fonti a disposizione sulla storia di Romanengo siano scarse, e per lo più di natura economica, sappiamo che il paese ebbe nel corso di varie epoche un ruolo di rilevante interesse per l'alto cremonese.

La sua importanza su di natura politica (controllo del confine con il Cremasco, sottoposto allo Stato Veneto), ma anche sociale (servizi, assistenza, controllo dei forestieri, ecc.), ed economica (commerci, artigianato, repressione del contrabbando). Romanengo fu inoltre un punto di riferimento obbligato per le comunità sulle quali si estendeva la sua giurisdizione, a protezione dei loro interessi e spesso della loro stessa sopravvivenza. Fin dal suo nascere, in periodo comunale, fu a capo di una podestaria (comprendente Casaletto di Sopra, Ticengo, Salvirola, Fiesco, Albera e Ronco Todeschino) retta da un podestà che nel periodo signorile veniva nominato dal Duca di Milano, durava in carica mediamente due anni e doveva essere per forza forestiero per meglio rappresentare in luogo il Duca, per il quale amministrava la giustizia e faceva riscuotere le tasse. Gli affari del comune venivano trattati dai Deputati e dagli Uomini di Romanengo e il Consiglio Generale nominava e stipendiava un esperto dell'arte medica per la cura degli ammalati poveri, un tesoriere per riscuotere la tassa del sale e il pubblico trombetta, che diffondeva gli avvisi ufficiali radunando la gente col suono della tromba.

Il luogo fu sempre pieno di vita, vivace soprattutto negli anni che vanno dal 1454 fino alla metà del secolo successivo, che furono animati da lavori straordinari e da iniziative notevoli, sia nel settore edilizio sia nei miglioramenti fondiari. Un ruolo chiave il paese lo ebbe principalmente nell'erogazione dell'acqua; qui infatti hanno origine le bocche di presa di molte e importanti rogge, la più parte delle quali vanta origini medioevali, e persino il Duca Francesco Sforza e la moglie Bianca Maria Visconti profusero molto denaro ed impegno per il riassetto e la riorganizzazione della distribuzione dell'acqua del Naviglio Civico.

Del resto allora come oggi l'agricoltura era un'attività diffusa e l'acqua serviva; ma anche il commerco era molto attivo. Inoltre esistevano botteghe, mulini e torchi per semi oleosi. Il territorio forniva anche molto materiale per fabbricare, primo fra tutti i mattoni, ma anche legname per cuocerli e per costruire, che veniva trasportato proprio sul Naviglio. C'erano osterie e botteghe, nonché tutte le attività artigianali: sarti, pellicciai, fabbri, falegnami, e mugnai. Non mancava la farmacia, che doveva essere ben fornita in quanto se ne servivano gli abitanti dei paesi limitrofi. E per quanto riguarda le attività intellettuali, la presenza in luogo dei notai ha senz'altro giovato al diffondersi della lingua scritta e di un certo tipo di sapere.

Gli artisti furono pure ben rappresentati, giacché Romanengo fu la patria di Angelo Ferri, noto maestro della tarsia, e di Giovanni Iacopo Gabbiano, storico e letterario, nonché di tutti gli altri, più o meno celebri, che vennero dopo di loro.

 

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